
sommario
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Il tema della comunicazione tra popoli e culture diversi è già stato trattato, in via teorica, nel numero di dicembre 2000 di al suq. Passando alla pratica, vorrei se-gnalare alcune iniziative che sono state presenti a Quarto d'Altino tra marzo e giugno di quest'anno. Iniziative che, pur occupandosi tutte del problema dell'inserimento degli extracomunitari nella società e nella cultura italiana in ge-nerale, ed Atinate in particolare, hanno preso il via in maniera separata e quasi all'oscuro le une delle altre; e purtroppo, nel caso di alcune di queste, con pochissima pubblicità. Il che non ha pregiudicato la buona riuscita dei progetti; tuttavia unendo energie, propositi, intensificando le informazioni e i contatti tra i vari progetti, chi li gestisce, e i cittadini, il risultato finale e la risposta del pubblico avrebbero forse potuto essere più cospicui ed immediati, e l'immagine dei progetti sarebbe stata più solida ed organica. Tre di queste iniziative, tra tutte le altre, sono state utili per la loro concretezza e vanno segnalate per essere state delle novità a Quarto d'Altino. La prima è stata la conferenza della scrittrice tunisina Lamia Ourghemmi, sul ruolo della donna nell'islam e nelle altre religioni e culture. L'incontro si è tenuto il 7 marzo nell'aula magna della scuola media Roncalli. Denso il tema, lungo e trainante il dibattito tra il pubblico abbastanza numeroso. Le letture proposte in conferenza sono state mirate e significative per dare un'idea rispetto a ruoli sociali e familiari diversi dai nostri che sono presenti in maniera marcata in altri sistemi di pensiero, religione e cultura. La seconda esperienza, cui ho preso parte in prima persona, è stata il progetto d'integrazione e dialogo tra la cultura araba e quella italiana alla scuola elementare di Portegrandi da marzo a giu-gno. Questo progetto è stato lanciato lo scorso inverno dall'istituto comprensivo Roncalli per la nuova presenza di un bimbo tunisino nella scuola. Di carattere totalmente sperimentale, essendo una situazione nuova, il progetto è servito a "rompere il ghiaccio" tra la nostra cultura e quella araba, protagonista tra gli extracomunitari in Italia, assieme a quella cinese; inoltre, con il primo progetto spe-rimentale, si è contribuito a preparare il terreno per delle situazioni che nel giro di pochi anni potrebbero essere all'ordine del giorno nelle scuole, nel lavoro, e in molti altri ambienti, cioè le esperienze dell'integrazione. La risposta dei bambini da entrambe le parti è stata ricettiva al massimo, e qualche nozione primaria di arabo è stata appresa velocemente ed accolta in maniera divertita dai bambini italiani. La terza iniziativa, questa volta riguardante adulti, è stata lanciata, senza alcun fine di lucro e come assoluta opera di volontariato, dall'associazione Oltre i confini, con un contributo per l'acquisto dei libri di testo da parte dell'ammini-strazione comunale. Si è trattato di un corso di lingua italiana per stranieri, durato da primavera fino a giugno. Il corso si è tenuto alla scuola media Roncalli, ed ha visto parteciparvi circa otto persone, provenienti da Australia, America del sud, Balcani, Cina, Est Europa, Marocco. Alcuni di loro erano già ad un livello avanzato di lingua italiana parlata: il corso è servito a farli progredire anche nella lingua scritta, per dare loro una formazione linguistica di base completa adatta ad una vita stabile nel nostro Paese; formazione linguistica che è indispensabile anche per i rapporti con la cittadinanza e per un'integrazione efficace. Per questo il corso è stato seguito con molto interesse ed aspettativa da tutti i partecipanti. L'esito, dunque è stato positivo, tanto che probabilmente l'iniziativa si ripeterà il prossimo anno. Tutti questi progetti sono stati ideati partendo prima di tutto da dei bisogni sentiti non solo da chi li ha organizzati, ma dai diretti interessati: adulti, lavoratori, inse-gnanti, bambini. Bisogni di comunicare e di interagire, per continuare a vivere e a svolgere le proprie attività in un'atmo-sfera il più possibile armonica e stabile, anche con la presenza di persone che portano culture e modi di veder nuovi sulla nostra strada. Imparare a riconoscere la situazione attuale, riuscire a trovare il modo di comunicare e integrare con iniziative organizzate, collegate e concrete le persone che si trovano qui per lavorare, studiare, vivere, è un inve-stimento che paga. Tanto più che queste persone , extracomunitari e non, non sono solo di passaggio nel nostro paese: qui lavorano, qui fanno figli e li mandano a scuola; non riconoscere il bisogno di integrarli ora sarebbe davvero sconveniente in vista di un futuro che punta alla flessibilità e all'interculturalità come prerogative sociali, politiche ed economiche.
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«E vi dirò di più, nonostante le mie parole vi pese-ranno sul cuore: La persona assassinata non è priva di responsabilità nel proprio assassinio, e il derubato non è esente da biasimo per essere stato derubato. Il giusto non è innocente delle azioni del malvagio e chi ha le mani pulite non è puro delle azioni del criminale. Sì, il colpevole è spesso vittima dell'offeso, e ancora più spesso il condannato è colui che porta il fardello per chi non conosce condanna e non viene biasimato. Voi non potete separare il giusto dall'ingiusto e il buono dal cattivo, perché insieme si ergono al sole, proprio come il filo nero e il filo bianco vengono tessuti insieme. E quando il filo nero si spezzerà, il tessitore controllerà l'intera tela, ed esaminerà anche il telaio»
(Kahil Gibran)
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Dopo l’esperenza del Week&roll dello scorso luglio, alcuni ragazzi del paese hanno deciso di organizzarsi un altro concerto per la fine di agosto, nella pista da basket della parrocchia: un saluto alla fine delle vacanze (e all’inizio delle scuole). Muniti di strumenti, impianto audio-luci e di tanta voglia di suonare, intratterranno i loro amici, divertendo e divertendosi. Insomma: come hanno fatto durante il Week&roll, con nostra grande soddisfazione, dato che lo scopo di questa manifestazione non è mai stato quello di crescere fino a diventare uno dei tanti mega festival rock che si vedono ovunque, ma quello di dare la possibilità ai gruppi locali emergenti di esibirsi con dell’attrezzatura professionale. Purtroppo al suq non può far altro che registrare in modo sommario questo nuovo evento, per ovvie questioni tecniche (giusto in quei giorni il giornale è in stampa...). Tornando al Week&roll, quest’anno, in due serate, si sono susseguiti sul palco ben otto gruppi di ragazzi dai 16 ai 25 anni (molti dei quali gravitanti attorno alle attività della sala prove di Le Crete), con un seguito di pubblico (specialmente giovanile) mai visto prima. Qualche problema la prima serata, dovuto a pecche di organizzazione e allo zampino della pioggia; ma per il resto, tutto ok. Il divertimento è stato di scena anche durante l’ultimo saggio-concerto degli allievi dei Corsi di Musica (organizzati ogni anno dalla nostra Associazione), chiuso da un paio di brani pop-rock ai quali hanno partecipato insegnanti e allievi assieme. Un saggio breve, vario, assolutamente non noioso e seguito fino alla fine: robe mai viste prima! Due parole, infine, sul Week&Jazz; che pur essendo la rassegna più giovane (solo due anni!) e quella che propone il genere meno popolare, ha ottenuto quest’anno un seguito non indifferente, nonostante la grande concorrenza di altri festival simili organizzati in zona e quella delle discoteche delle vicine spiagge, calamite per gli altinati vecchi e nuovi. Tuttavia, anche se seguito per lo più da addetti ai lavori e appassionati del genere (per la maggior parte dai paesi limitrofi), siamo rimasti molto soddisfatti sia dei risultati che dei contenuti della rassegna.
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RUBRICA.CONSIGLI D(')AL SUQ
«Se vi sarà storia da ricordare, le future generazioni scuoteranno il capo con scetticismo pensando ai trecento anni che oggi chiamiamo età moderna »
(Jeremy Rifkin)
A chi ancora non capisse o, peggio, non condividesse le ragioni di quanti hanno manifestato a Genova, consiglio vivamente la lettura di questo saggio: trattandosi di un'opera intelligente, vi si trovano concetti sofisticati, espressi in maniera semplice e comprensibile pressochè a tutti. Economista e filosofo di fama mondiale, qui l'autore veste, con notevole competenza, i panni del divulgatore scientifico. Ai già profetici toni della prima e seconda edizione (1980, 1990), viene a buon diritto aggiunta, in questa terza (2000), una sensibile soddisfazione per aver precorso temi e dibattiti della politica economica internazionale, destinati ad avere un'importanza sempre maggiore. Ma andiamo ora a vedere cosa dice Jeremy Rifkin. Dapprima ci delizia con un'apocalittica (quanto verosimile) prospettiva di come potrebbe presentarsi la Terra nel 2035 (cioè domani): una New York adorna di palme e difesa con grandi dighe dagli attacchi del mare; scomparsi interi paesi (come il Bangladesh) e desertificate vaste aree dell'Europa centrale e del Midwest americano; decine di milioni di persone che continuano a spostarsi verso nord, invadendo Canada e Scandinavia; un'atroce morìa per cancro, dovuta all'assottigliarsi dello strato d'ozono…e via così! La spiegazione di tutto ciò viene data con serafica flemma, già nella nota introduttiva: "la crisi energetica che si prospetta e il relativo effetto serra globale sono i prezzi che l'umanità è ora obbligata a pagare per non aver ascoltato gli imperativi dell'entropia". L'aspetto più affascinante di questo scritto, insomma, è che tutto il suo serrato argomentare prende le mosse dagli elementari (quanto incontestabili!) principi della termodinamica, che Rifkin riassume così: "L'energia totale dell'universo è costante e l'entropia totale è in continuo aumento". Esplicata questa nozione anche attraverso le parole di Sir Arthur Eddington: "L'entropia è la freccia del tempo", e sviscerata in tutte le sue funeste conseguenze: "più energia si usa più si consuma il tempo disponibile", poche sembrerebbero le speranze circa la sopravvivenza del genere umano. "L'epopea della vita è cosparsa di specie estinte, non ci vuole nulla ad aggiungere un nome alla lunga lista": tanto basta per dare un'idea della nietzschiana spregiudicatezza con la quale Rifkin sostiene le proprie tesi. Ciononostante, alla base di tutte queste considerazioni vi è un'incrollabile fede nella volontà di sopravvivenza dell'uomo. Infatti, lo scrittore è convinto che, stretti dalla necessità, gli esseri umani sapranno far fronte alla crisi imminente e cambiare le proprie abitudini di vita, secondo i dettami imposti dal nuovo ordine delle cose. "La nostra specie sta ora di fronte alla sua sfida più grande: svegliare gli incoscienti e la coscienza dell'umanità e metterli davanti ai pericoli di un globo che sta bruciando". …Troppo ottimismo?!?
Aldo Nove è una tra le voci più interessanti dell'ultima generazione di scrittori italiani. E' nato in provincia di Varese nel 1967 e ha esordito come poeta con le raccolte Tornando nel tuo sangue (Spinea, 1989) e Musica per streghe (Milano, 1991). E' redattore della rivista Poesia (diffusa in tutte le edicole) e ha curato per l'editore Bompiani la collana di poesia In versi, particolarmente interessante perché, grazie ad un CD allegato ad ogni volume, permette di ascoltare le poesie direttamente dalla voce degli autori tra cui Murray Lachlan Young (tradotto dallo stesso Nove), Lello Voce, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, Luca Ragagnin ed un volume dedicato ai Canti orfici di Dino Campana interpretati da Carmelo Bene (il tutto al modico prezzo di circa 15000 lire al volume). Questo stretto rapporto con la poesia è evidente anche nella sua "prosa emotiva" in cui le disarticolazioni sintattiche tipiche della lingua parlata possono raggiungere punte di lirica pura. Come prosatore Aldo Nove ha esordito con la raccolta di racconti Woobinda e altre storie senza lieto fine, edito da Castelvecchi nel 1996 e rie-dito da Einaudi, Stile libero, nel 1998 con il titolo Superwoobinda e l'aggiunta di nuove storie. Si tratta di racconti brevi e spezzati che riproducono letterariamente il ritmo dello zapping televisivo e descrivono fatti italiani, reali e immaginari, degli ultimi vent'anni, senza tacerne gli aspetti più scomodi e violenti e senza ri-nunciare ad una certa amarissima comicità. Su questa linea anche il racconto splatter apparso nella famosa raccolta intitolata Gioventù cannibale edita da Einaudi nel 1996. Nel 1997 ha pubblicato il suo primo incredibile romanzo Puerto Plata Market (Einaudi, stile libero) sul tema del turismo sessuale Italia-Caraibi. Dell'anno scorso è il suo secondo romanzo, il bellissimo Amore mio infinito (Einaudi, Stile libero, 2000) che parla dell'amore nelle varie fasi della vita del giovane protagonista. Fondamentale in tutta la produzione di Aldo Nove è il contatto con la cultura popolare: dalle canzoni ai cartoni animati ai fumetti alla pornografia, e la fascinazione per luoghi comuni alla vita di moltissime persone come supermercati e autogrill che normalmente possono sembrare distanti dal mondo idealizzato della letteratura. Ed è proprio la vita di tutti i giorni delle persone comuni che Nove riesce a farci vedere con occhi nuovi e con la spontaneità e la spietatezza di un bambino. Potete trovare suoi interessanti contributi di diverso tipo sparsi nei vari supplementi cultura dei quotidiani nazionali (Corsera, Repubblica, Unità) o in riviste di larga diffusione come Max. Non perdete l'opportunità di leggere un autore così innovativo ed interessante!