
sommario
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ANALISI STATISTICA E MORALE SUI DATI UFFICIALI
Leggo da Il Gazzettino del 15 maggio il commento del nuovo sindaco di Quarto, Loredano Marcassa, riguardo gli esiti elettorali del 13 maggio: «Il voto ha premiato soprattutto le persone». E dove lo mettiamo quel 70% dei votanti che non ha saputo - o voluto - dare una preferenza ad uno dei 32 candidati? Ma facciamo un passo indietro, dati ufficiali alla mano (TAB A).
TAB A.: Divisione dei voti e delle preferenze nominali per sezione. 1=Centro; 2=Centro2; 3=San Michele; 4=Oltre Ferrovia; 5=Crete+Oltre Ferrovia; 6/7=Portegrandi+Trepalade+Altino
La lista Civica Altinate ha vinto sulla lista uscente Impegno Comune per 2603 voti a 2254: una differenza di 349 voti dettata esclusivamente dagli elettori di Le Crete e da quelli del centro di Quarto. Tuttavia, a soffermarsi sulle preferenze assegnate ai candidati alla carica di consiglieri (tab.B), Impegno Comune ne ha totalizzate 746, la Civica Altinate 741.
TAB B: 1=Civica Altinate; 2=Impegno Comune; pref=preferenza; no pref=scheda senza preferenza; no pref %=percentuale di schede senza preferenza
Inoltre, la distribuzione di tali preferenze risulta maggiormente equilibrata tra i candidati della prima lista, più polarizzate per la seconda. Al punto che ben 10 candidati su 16 della Civica Altinate non hanno raggiunto le 40 preferenze, contro i 6 di Impegno Comune. Non sarebbe allora meglio parlare di vittoria "di presenza", piuttosto che "di persone"? Continua infatti il neo sindaco: «è stata premiata la voglia di cambiamento». Sì: è stata premiata l’alternativa (per altro unica) all’amministrazione uscente. La quale, dal lato suo, non solo ha perso di fronte ai suoi avversari, ma anche di fronte alla propria stessa lista: o meglio, alla parte rinnovata di essa. Ha perso l’ex sindaco Badalin, sconfitto sui voti "al simbolo"; ha perso la rosa degli assessori uscenti, al punto che una new entry come la signora Baldoni si è collocata al secondo posto della classifica, tra gli ex assessori Moras e Toniolo; mentre il "giovane" della lista, De Marchi, ha sorpassato in volata Zorzi (ex Bilancio e Ambiente) e Carmello (ex Servizi Sociali). Per non parlare, poi, dei consiglieri uscenti...
Resta comunque quel pesante 70% della popolazione che si è espresso a metà. E la colpa, questa volta, non va ricercata solo tra gli alieni abitanti del "paese dormitorio", in quanto la punta massima di qualunquismo verso le rispettive liste è stata raggiunta in due zone non particolarmente nuove del centro di Quarto: la sezione 4 per la Civica Altinate, con un bel 78,5%; la sezione 1 per Impegno Comune, con un non invidiabile 72,7%. Due sezioni che hanno inoltre registrato i tassi più alti di schede bianche e nulle (10,7% e 8,3%, su una media del 7,2%), nonché, assieme alla sezione del "quartiere Crete", il maggior numero di non votanti (15% medio su una media totale del 13,7%). Se c’è una colpa, questa andrà piuttosto individuata analizzando gli specchietti riassuntivi dei voti di preferenza (TAB A), dai quali emerge una duplice tendenza: da un lato quella di appoggiare nomi nuovi alla politica a discapito di molti dei "già noti", dall’altro quella di sostenere il rappresentante del proprio quartiere. Insomma: rinnovamento e micro campanilismo, su uno sfondo grigio e piatto di qualunquismo.
E la politica sta a guardare... Staremo a vedere anche noi.
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UTENZA PASSIVA: CHI LA FA... L'ASPETTI!
«Quasi il 5% degli utenti della biblioteca di Quarto d'Altino proviene da Musestre» recita il testo dell'articolo del 15 aprile su Il Salice. Come non gioirne? È indubbio che questi aficionados musestrini abbiano deciso di frequentare la nostra biblioteca di Quarto, piuttosto che quella di Roncade, perchè il servizio offerto dalla prima è incomparabilmente migliore. Non lo sapessimo, ma lo sappiamo: abbiamo avuto la fortuna, negli ultimi 3-4 anni di intrattenere rapporti piuttosto intimi con la biblioteca e, quindi, parliamo con cognizione di causa. In questi ultimi anni, durante alcuni utilissimi ed interessantissimi comitati di gestione, abbiamo avuto modo di occuparci in prima persona degli «oltre 9000 volumi», tra i quali «ampio spazio ha il settore della narrativa, particolarmente aperto alle novità» - le indispensabili, irrinunciabili Novità, punta di diamante di qualsiasi biblioteca che si rispetti. La cifra in sé non ci ha mai impressionato più di tanto: sia perchè alcuni di noi, oltre ad aver frequentato ben altre biblioteche, ne possiede una personale tutt'altro che trascurabile, sia perchè il primo grave problema che ci è stato propinato come novelli membri del suddetto comitato è stato quello della mancanza di fondi per acquistare libri - dal che abbiamo dedotto, forse sbagliando, che i volumi non fossero poi molti, che ci potessero essere delle lacune da colmare, dei settori da arricchire. Poi, i fondi sono arrivati - e i problemi si sono magicamente "evoluti" in altri, vagamente oscuri ed incomprensibili ai non-adetti-ai-lavori come noi... In particolare, ci siamo spesso arrovellati sul perchè, avendo finalmente i tanto sospirati fondi, risultasse poi così complicato spenderli; ci è stato risposto che non era affatto facile compilare le liste dei libri da acquistare, e trovare il tempo di andarli poi a scegliere uno ad uno nelle librerie (ma allora, a che cosa caspita servivano, 'ste liste?). Ci siamo ingenuamente offerti di compilare noi, alcune liste, almeno rispetto ai settori che conoscevamo meglio; e le abbiamo compilate, perdendoci una notevole quantità di tempo, anche perchè pareva non esistesse un sistema più razionale dello "spiluccare" scaffale dopo scaffale, per verificare l'esistenza o la mancanza di un testo.Inoltre, ad ogni testo presente nelle liste abbiamo annesso il relativo prezzo di catalogo, in modo da rendere possibile un eventuale preventivo di spesa. Purtroppo abbiamo toppato di brutto: quasi tutti i libri da noi suggeriti erano troppo... Troppo. Non rispecchiavano le genuine esigenze della moderna, evolutissima - per quanto esigua - utenza della nostra biblioteca comunale. Rispecchiavano, invece, molto probabilmente, un nostro incorreggibile pregiudizio culturale: la nostra puerile diffidenza nei confronti delle Novità, dei Best Sellers - e una certa incomprensibile preferenza per i cosidetti Classici. Comunque, non c'è stato verso. Abbiamo imparato, contro ogni aspettativa, che tra gli scopi di una biblioteca non è compreso quello di acquistare testi obsoleti (anche se inspiegabilmente sopravvissuti nei secoli ed ancora in grado di "significare" ed emozionare i propri lettori...) perchè troppo raramente qualcuno chiede di leggerli. E non rientra certo nei compiti di una bibliotecaria, eventualmente, suggerirne la lettura. Inadeguatezza del personale, mancanza di professionalità e di preparazione culturale dello stesso, un atteggiamento della serie perquestomipaganoequestoiofaccio: la bibliotecaria, unica impiegata comunale all'interno della biblioteca, ha assolutamente ragione, sono problemi non da poco per una micro-biblioteca come quella di Quarto d'Altino. Indiscutibile anche il disagio, la discontinuità causata dalla presenza a termine degli obiettori. Per quanto riguarda il calo di utenza, ne siamo sommamente stupiti: com'è, allora, che in tutti i comitati di gestione in cui si è accennato all'utenza ci è sempre stato fatto credere che questa fosse addirittura in aumento?!? E quando si è fatto candidamente notare che, forse, avrebbe potuto essere un tantino fuorviante considerare come nuovi utenti effettivi tutti i bambini dai tre anni in su, trascinati a tesserarsi dalle maestre e poi desparecidos su tutta la linea - come al solito, eravamo noi a non capire. L'epidemico fuggi fuggi generale è colpa dei genitori,della scuola. Già, i genitori se ne fregano - e gli insegnanti hanno notevoli «difficoltà a portare avanti un discorso di educazione alla lettura». Anche loro, non capiscono. Tuttavia, è quantomeno singolare che, al momento attuale, tutte le scuole del nostro territorio abbiano, invece, tra i progetti irrinunciabili, una serie di attività coordinate che hanno a che fare con l'educazione alla lettura... Inoltre, la maggior parte delle classi dispone di una propria biblioteca, oltre a quella di plesso, affinchè i bambini imparino fin da piccoli a convivere con il libro e a considerarlo una presenza normale e piacevole della propria vita quotidiana, a scuola come a casa. Ma non è così che si fa Educazione alla Lettura, dice l'esperta. Anzi, le biblioteche di classe sono dannose: se i bambini non avessero più dei libri così facilmente a portata di mano, sarebbero probabilmente costretti ad andare finalmente nell'unico luogo in cui potrebbero trovarne - la biblioteca comunale, appunto. Soluzione geniale, non è vero? Siamo veramente fortunati ad avere una bibliotecaria sempre così aperta e disponibile a qualsiasi suggerimento e proposta - soprattutto se perfettamente il linea con quanto la sua Esperienza, Professionalità e Devozione al servizio le impongono di considerare prioritario e indiscutibile.
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PER LA NUOVA GIUNTA I SOLITI VECCHI PROBLEMI
Le recenti elezioni amministrative, per il rinnovo del Consiglio Comunale di Quarto, hanno visto prevalere la lista "Civica Altinate" di Loredano Marcassa sulla lista "Impegno Comune" del Sindaco uscente Mauro Badalin. La sconfitta di Badalin ha avuto origine nel malcontento degli elettori per molte delle scelte fatte dalla sua Amministrazione; per le poche opere fatte, realizzate male o in ritardo; per la carenza o inefficienza di molti servizi pubblici; per l’incapacità degli amministratori uscenti di ascoltare e dialogare, di comprendere che il paese sta cambiando, crescendo, e con esso la stessa cittadinanza, ormai sempre più composta da persone provenienti dalle città vicine. L’Amministrazione Badalin ha preferito realizzare poche grandi opere edilizie, molto costose e peraltro ancora in fase di progettazione od esecuzione, all’insegna di una "grandeur" ampiamente pubblicizzata in campagna elettorale, ma rivelatasi, in realtà, di basso profilo e corto respiro, piuttosto che soddisfare le reali esigenze della cittadinanza, che da anni chiede opere minime ma effettivamente utili, servizi primari funzionanti ed efficienti. Spesso la Giunta uscente non ha fatto ciò che era stato promesso, o richiesto dagli stessi cittadini con le numerose istanze e petizioni presentate in questi anni, relative ai problemi del vivere quotidiano (il traffico ed il parcheggio "selvaggio" nelle vie centrali del paese; l’adeguamento degli impianti fognari; la raccolta differenziata dei rifiuti ed il loro trasporto e smaltimento; la cura del verde pubblico; la manutenzione ed illuminazione delle strade; ecc.) tutte puntualmente ignorate o tacitate con impegni poi mai mantenuti. Sovente ha operato male, sperperando il denaro pubblico, come nella pulizia delle strade, fatta dai mezzi AMAV con le auto in sosta ai lati delle vie, o nella riscossione dei tributi comunali, fatta in modo dilettantesco. In alcuni casi ha poi realizzato opere molto (troppo!!) costose, di cui la maggioranza, se non la quasi totalità, dei cittadini non sentiva la necessità, come le continue ristrutturazioni dei campi da calcio e degli annessi spogliatoi, la bocciofila, il monumento di Piazza del Donatore. Si considerino poi l’arroganza che in più occasioni alcuni membri della Giunta hanno dimostrato di fronte alle legittime richieste dei cittadini; il disinteresse (salvo qualche rara eccezione) verso i giovani, le associazioni e la cultura; l’incuria per Altino ed il suo patrimonio archeologico, contrapposta all’eccessiva solerzia per Portegrandi, noto serbatoio di voti dell’Amministrazione uscente; la gestione vergognosa di un servizio pubblico rilevante quale la biblioteca comunale; l’incapacità di dirigere la "macchina" comunale e di imporre, se necessario anche con la dovuta fermezza, a funzionari ed impiegati una migliore qualità ed efficienza dei servizi offerti; l’eccessivo ricorso a consulenze e collaborazioni esterne, molto onerose, e, in alcuni casi, anche molto discutibili. Alla sconfitta di Badalin hanno contribuito, in verità, anche i "regolamenti di conti" interni alla sua stessa coalizione: la recente fuoriuscita, tra colpi bassi e cadute di stile, di alcuni esponenti e sostenitori ha infatti provocato una migrazione di appoggi e voti a favore del diretto avversario. La maggioranza degli Altinati, vecchi e nuovi, delusi e disillusi, ha quindi deciso di cambiare e scegliere Marcassa. Il mandato e la fiducia accordatigli contengono tuttavia molte riserve, e sono condizionati alla prova dei fatti, al conseguimento di effettivi risultati in tempi rapidi. Si tratta innanzitutto di non ripetere gli errori costati cari ai predecessori. Occorre ascoltare e soddisfare i reali bisogni dei cittadini, e quindi affrontare i soliti annosi problemi di Quarto, qui solo in parte elencati. La soluzione di molti di essi comporta spesso costi minimi, richiede solo buona volontà, migliore organizzazione e coordinamento del personale comunale, e può essere conseguita in tempi brevi, già nei prossimi giorni e mesi, sempre che vi sia l’intelligenza politica di agire e la volontà pratica di fare.
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PRECISAZIONI IN MERITO ALLA SCUOLA DI MUSICA
Ho letto recentemente, in uno degli innumerevoli volantini di propaganda elettorale locale che mi son passati tra le mani, che la scuola di musica sarebbe stata azzerata. La questione merita, delle precisazioni, sia per rispetto nei confronti dei ragazzi che partecipano ai corsi, sia per gli insegnanti che svolgono la loro attività ed infine sia per il direttivo dell’associazione culturale "Diapason&Naima", che di questa iniziativa è il principale organizzatore. Nello stabile retrostante al municipio, recentemente rimesso a nuovo nelle sue stanze interne, si tengono, già da più di dieci anni, corsi di musica che hanno visto mediamente, almeno per quel che riguarda l’ultimo quadriennio, una partecipazione di circa 50 iscritti all’anno, che vanno dai bambini delle scuole materne ed elementari ai ragazzi delle scuole medie e superiori, da studenti universitari ad adulti e pensionati. La varietà dei corsi proposti è notevole: si può scegliere tra batteria e percussioni latino-americane, canto lirico e moderno, chitarra classica ed elettrica, sax e clarinetto, pianoforte e tastiera, violino e flauto, musica d’assieme e composizione musicale, propedeutica e teoria e solfeggio, tenuti complessivamente da una decina di insegnanti, con cadenza settimanale nel periodo che va da ottobre a maggio. L’aspetto organizzativo di tale struttura spetta, da ormai tre anni, al direttivo dell’associazione "Diapason", nata appunto per tale finalità e con l’appoggio dell’Assessorato alla Cultura, la quale dall’inizio di quest’anno si è fusa con un'altra realtà giovanile del nostro territorio, il gruppo "Naima" dell’associazione "Al suq" dando vita così all’associazione culturale "Diapason&Naima", il cui obiettivo principale è quello di diffondere la cultura musicale in tutti i suoi aspetti - sia didattici-formativi che come manifestazioni - e nella molteplicità dei suoi generi, all’interno del nostro paese. La neonata associazione "Diapason&Naima", oltre a riorganizzare i collaudati corsi di musica e a gestire la sala prove per gruppi, attrezzata con strumenti musicali, nell’ex scuola elementare di Le Crete, e che vede la partecipazione quotidiana di molti giovani che si ritrovano a suonare, ha già collaborato, nella sua pur breve esistenza, alla realizzazione di concerti durante le manifestazioni natalizie, alla serata per gruppi giovanili durante la festa, "Mostre in Piazza", ed ha in cantiere, per il periodo estivo, eventi come il "Week&Jazz" e il "Week&Roll" . Questa dunque, è la situazione attuale: mi è sembrato giusto dover chiarire all’interno di questo spazio ciò che, forse per una dovuta mancanza d’informazioni, non corrispondeva allo stato reale delle cose. L’auspicio - e qui mi faccio portavoce anche del pensiero del direttivo, degli insegnanti e di tutti gli iscritti alle varie attività - è che questa nuova associazione riesca finalmente a coinvolgere, il maggior numero possibile di ragazzi e, collaborando con altri gruppi e con il sostegno, l’impegno e la disponibilità dell’Amministrazione Comunale, contribuisca non solo ad una crescita culturale, ma sia anche un momento formativo dal punto di vista umano.
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INTERVISTA A PAOLO VENDRAMIN
M. Qualcuno penserà che io sia il tuo menager, visto il tanto parlare di te nei miei articoli; ma è da mesi che mi hai promesso questa intervista. E quale momento migliore per concedermela se non ora che siamo alle porte della seconda edizione di Week&jazz? Tant‘è che anche quest‘anno ti vedremo e sentiremo suonare, dopo l‘esperienza di Recordame, ma soprattutto di UmbriaJazz... a proposito: raccontaci com’è andata...
P. Non sei il mio manager, ma vista la tua intraprendenza e la passione che ti ha portato ad organizzare due edizioni del w&j ti nominerei volentieri mio impresario di fiducia... Per quanto riguarda UmbriaJazz, nel complesso è stata un’esperienza positiva: a Perugia è stato come vivere in un mondo "al contrario", dove il jazz è davvero la musica del popolo. Lo si ascolta dal fruttivendolo, lo si vede nelle galleria d’arte del centro... per non parlare poi dei concerti, che iniziano la mattina e finiscono a notte inoltrata. Il seminario non mi ha soddisfatto (specie per il livello della mia musica d’insieme): i "provini" di inizio corso non sono fatti con gran cura, e poi è un ambiente troppo competitivo, che non giova certo alla musica. Paradossalmente sono stati più stimolanti i corsi di Mogliano. Comunque sia, ogni esperienza arricchisce sempre e comunque.
M. Week&jazz-Seminario di Mogliano-UmbriaJazz... tre realtà in scala: per importanza di eventi e nomi, per anni di edizione. Insomma: per esperienza. A prescindere dal fatto che Quarto è già di gran lunga più piccola di Mogliano - figuriamoci poi di Perugia... -, qual è per te la strada che potrebbe portare Week&jazz a diventare una manifestazione di respiro "intercomunale"?
P. Lo scopo di w&j non è certo quello di competere con i grandi circuiti festivalieri, ma mi piace pensare che possa essere una vetrina per realtà musicali che altrimenti non avrebbero voce nei grandi festival estivi, pieni di grandi nomi internazionali iper inflazionati. Il jazz non è una musica facile e immediata, per cui queste iniziative vanno costruite mattone per mattone ogni anno, migliorandosi sempre. Con w&j siamo ancora alle fondamenta ma sono convinto che potrà crescere sempre di più.
M. Su tuo suggerimento, abbiamo deciso di chiamare per il Week&jazz la Big Band della "Telonius Monk" di Dolo, con l‘idea di proporre ai giovani - e non - di Quarto un jazz più "popolare". Ma credi realmente che dopo l’inversione di tendenza degli anni ’40 apportata dal "be-bop" si possa ancora parlare di un jazz "per il popolo", com’era stato quello delle Big Band?
P. Non so se si possa parlare di jazz più o meno popolare; certamente le Big Band hanno un impatto emotivo molto forte verso i non addetti ai lavori, mentre il jazz che è derivato dalla rivoluzione del "be-bop", tendendo all’introspezione, è risultato da subito meno immediato. Ma per rispondere a questa domanda non basterebbe l’intero numero di al suq... Lascio quindi all’esperienza di Marc l’onore di far luce sull’argomento.
M. Per l’appunto: anche quest’anno abbiamo voluto Marc Abrams ad insegnarci come ascoltare il jazz, in una guida che alterni parole, dischi ed interpretazioni dal vivo. Mi prendo l’impegno di chiedergli personalmente spiegazioni in proposito. Un’ultima domanda e ti lascio andare: dimmi almeno un buon motivo per cui il nostro fantomatico lettore dovrebbe partecipare al Week&Jazz...
P. Semplice: basta dare un’occhiata ai nomi. Innanzitutto Marc Abrams, bassista newyorkese di grande gusto ed esperienza, che vanta collaborazioni con Chet Baker, Gill Evans e che è richiesto in tutta Europa. Poi Paul Jeffrey (l’altro americano... a Quarto), grande didatta, che ha addirittura inciso col genio di Thelonious Monk, ispiratore dei jazzisti di tutto il mondo, tra i quali il nostro Marcello Tonolo (da decenni pianista di riferimento per il jazz italiano), presente al w&j come direttore della Big Band di Dolo. Infine i Mufloni: il meglio di ciò che si può trovare nelle nuove tendenze del jazz italiano (e non solo!)... è difficile parlarne, meglio ascoltarli! Per quanto riguarda la mia formazione... be’, mi sembra tu ne abbia parlato già esaurientemente...
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RUBRICA.CONSIGLI D(')AL SUQ
Essendo l’intenzione che mi muove quella di invitarvi alla lettura delle poesie di Mario Stefani, vorrei evitare l’errore di molti: il parlare, cioè, dell’artista più che della sua produzione. Lo stesso Stefani, d’altronde, in occasione di una lettura pubblica, ebbe modo d’affermare che l’arte va avvicinata per mezzo dell’opera e non tramite il suo autore. Così facendo, inoltre, non si corre il rischio di scrivere (come mi è capitato di leggere su un quotidiano locale, l’indomani della sua morte) che Mario sarebbe andato «graffiando con lo spray sui muri della città le sue ultime poesie», o altre baggianate simili. Abbandonandosi alla lettura di una qualsiasi pagina tratta dalle numerose raccolte che l’illustre poeta ci ha lasciato, è impossibile non venire immediatamente rapiti dalla poesia emanata da quei versi, che già non mancarono d’affascinare e sedurre molti scrittori, tra i quali Diego Valeri, Aldo Palazzeschi, Sandro Penna, Giovanni Raboni e pittori come Giorgio de Chirico e Virgilio Guidi. Lo stile di Stefani è squisitamente semplice, di un’armonia che evoca le più lievi liriche classiche. L’uso della parola, sempre attento e ben calibrato, è guidato innanzi tutto da magistrale discrezione ed essenzialità: la scelta dei vocaboli concorre a rendere il nitore proprio della poesia più autentica, mai difficile, mai grave. Le sue sono «poesie segrete / appena sussurrate per pudore / amate figlie fuggite dalla penna / sedimentate per caso o per necessità», laddove questa necessità viene addirittura messa in dubbio: «perché mettere nero su bianco / inutilmente scrivere confessare / l’arsura che mi possiede della vita / non c’è che un dignitoso silenzio / che circondi con forti mura e con pudore i sentimenti». La risposta, alla fine arriva: «fu data agli uomini la parola / perché celassero il loro pensiero / troppo triste la verità che non si nasconde agli uomini». Ad ogni modo, gli esiti più alti della sua poesia ritengo vengano raggiunti allorquando la voce si leva a cantare la bellezza che «è data a noi mortali / per dimenticare l’inganno del vero / che si cela dietro l’apparenza delle cose». Eros, nelle vesti del «giovane dio», è il principale benefattore del nostro poeta: «vivo e amo ogni giorno / ogni giorno vivo di una promessa», «a me basta poco per essere felice / amare in religioso silenzio il tuo corpo», «e il sogno di te ancora dura / ti sussurravo: ‘sei il mio unico dio’ / e tu divertito sorridevi». Altre volte, ad alleviarne le pene, ecco sopraggiungere un’altra generosa divinità: «Ti prego o Bacco dio generoso del vino / di donarmi un’ora di oblio / in cui io possa dimenticare tutta una vita / e fuggita sia l’anima mia da me stesso». Lo scenario in cui tutto il poetare di Stefani prende forma non è certo l’Arcadia, bensì l’altrettanto mitica Venezia, città che egli non ha mai smesso d’amare e di onorare col suo delicato canto: «se Venezia non avesse il ponte / l’Europa sarebbe un isola», «città sospesa nella favola / dono di un dio delirante / amante del sogno / inquieta e volubile città / che sposi la bellezza dei cieli con il mare» e, infine, quello che si può considerare un commiato tra due innamorati: «oh pietre di Venezia / che avete sofferto con me / e di me avete memoria / ne avete il segno l’impronta la voce / mi pare il respiro del canale / un lieve sospiro d’amore».