
sommario
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...hanno ragione loro, caro dr.Visentin. Hanno assolutamente ragione, quelli che dicono che al suq si è troppo spesso occupato di argomenti eccessivamente intellettualoidi e libreschi, tralasciando invece tante importanti questioni più strettamente legate alla vivacissima e variegata realtà altinate. Persino il titolo di questo foglietto è indubitabilmente un tantino pretenzioso e vagamente “radical chic”: quanti, si saranno chiesti: ma-cosa-c....-sarà, 'sto “suq”? “El mercà”, sarebbe stato senz'altro di più facile accesso. Atteggiamento elitario, quindi. Di cui siamo tutti responsabili. Tutta la striminzita “èlite” di persone che hanno collaborato con te - poco e in maniera troppo estemporanea - per riempire in qualche modo le quattro pagine di questo trimestrale. Ma anche la schiera (massa?) molto più ingente (troppo ingente?) di simpatiche persone sempre pronte ad esprimere critiche costruttive su tutto e di più - e altrettanto pronte a brillare per la loro assenza e apatia quando si tratta di costruire sul serio, qualcosa. Il “giornale” era d'èlite? Ovvio. Solo un ristrettissimo gruppo di persone ci “lavorava”. E nessuna di quelle persone, per quanto ne so, ha mai preteso di rappresentare qualcuno di diverso da se stesso/a o di esprimere pensieri e/o opinioni che dovessero essere per forza condivise dal resto del globo terracqueo. L'intenzione era quella di “comunicare”, più che di informare - di stimolare e incrementare la comunicazione tra le diverse realtà umane del territorio, tra tutti quei gruppi di persone che convivono in Quarto d'Altino senza viverci veramente. Avremmo voluto, fin dall'inizio, offrire a tutti - e a chiunque - l'opportunità di dire ciò che aveva voglia, di dire. Riguardo a qualsiasi argomento. L'invito a partecipare, a dare il proprio contributo è stato ripetuto quasi su ogni singolo numero uscito. Ma non raccolto. Errore nostro? Possibile. Siamo persone normali. Persone che hanno a disposizione i normali spizzichi di tempo che tutti ci ritagliamo faticosamente da normali vite sempre più piene di impegni - nostri, e anche dei nostri figli/e... A nessuno, avanzava il tempo per mettersi a raccogliere articoli vagabondando di porta in porta. O per giocare ai reporter d'assalto stile DAILY MIRROR, raccogliendo gossip piccante e tutti i succosissimi (spesso gratuitamente maligni) “si dice” di cui il nostro ameno paesino padano è fin troppo ricco. Se si esclude il numero in cui ben due articoli trattavano dell'evento elezioni comunali 2001, ci eravamo anche tenuti piuttosto alla larga anche dalla politica spicciola - dall'impulso di criticare o apprezzare sull'onda dell'emotività, del coinvolgimento personale o di idealismi pericolosamente generici le azioni di questo o quel “politico” locale. Non solo non avevamo il tempo: forse, non avevamo nemmeno voglia, di farlo. Abbiamo sbagliato? Chiediamo umilmente venia. E rispettosamente ci congediamo.
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...l’ attenzione di coloro che pubblicamente esprimono opinioni riguardo ai fatti dell'11 settembre e alle loro conseguenze è puntata nella gran parte dei casi verso il mondo musulmano. Chi, spesso e paradossalmente, rimane ai margini dell'opinion making in questi giorni sono gli "arabisti", cioè professori, studiosi, ricercatori, studenti universitari di lingua araba o di istituzioni e cultura del mondo musulmano; proprio coloro che, circa gli ultimi avvenimenti, potrebbero anche dare informazioni più accurate e al di fuori dei soliti stereotipi utilizzati dalla copertura mediatica delle notizie. Accademicamente vengo definita "arabista". Senza alcun orgoglio "di casta", e non meravigliandomi troppo di ciò che tutti i giorni viene pronunciato da chicchessia alla TV, alla radio, o nei giornali, mi piacerebbe portare un piccolo contributo a due cause: la buona documentazione delle proprie opinioni, e la decente informazione. Due propositi che i mezzi di comunicazione di massa non hanno interesse a realizzare di questi tempi, quando l'opinione pubblica va, anzi, incanalata in un unico fronte, in maniera compatta, a discapito della qualità e dell'approfondimento dell'informazione. Ecco alcune delle parole arabe che ultimamente sono sulla bocca di tutti, ma delle quali poche volte si dà la traduzione, o il significato esatto; spesso questi termini sono liquidati con definizioni semplicistiche, risultato di frettolose generalizzazioni.
ISLAM : [l'accento cade sulla A, si legge islàm, e non ìslam ]. Letteralmente "abbandono, sottomissione (alla volontà di Dio)". È la religione nata nella penisola Araba (l'attuale Arabia Saudita) nel VII secolo d.C. dalla rivelazione data al Profeta Maometto direttamente da Allah, durata fino alla sua morte. "Musulmano" non vuol dire "arabo" : ci sono arabi non musulmani (arabi cristiani), e la maggior parte dei musulmani non è araba (Indonesiani, Berberi, Slavi, Indiani, Centrasiatici). Comprendendo un gran numero di paesi, genti, culture e tradizioni, l'Islam è definito "plurale" : L'islam di Osama Bin Laden è una delle tante interpretazioni di questa religione e del suo testo sacro, il CORANO. Letteralmente "Corano" significa "recitazione", è il libro sacro all'Islam, rivelato da Allah al profeta Maometto dal 610 fino alla sua morte. Attenzione: il Corano non è stato scritto da Maometto; è stato bensì tramandato a memoria per circa un secolo dalle prime generazioni di musulmani. Da questo, e dalla tradizione del Profeta, ovvero il suo modo di risolvere le situazioni della vita, è stato edificato il diritto islamico, parte della SHARI'A, la legge sacra. Letteralmente significa "via diritta". La shari'a regola sia gli atti di culto (preghiera, elemosina..) che i rapporti sociali, politici e giuridici tra le persone, ovvero gli atti terreni. Nell'Islam non esiste clero; non c'è un'autorità istituita che dia l'interpretazione canonica del Corano, né che da sé emani ancora legge religiosa: solo il profeta, che ha ottenuto la rivelazione, poteva attuare il potere legislativo. Con la sua morte si è solo continuato a dedurre, in maniera sempre più sclerotizzata ed imitativa quella che poteva essere la "retta via", la volontà di Dio. Da allora, le varie "autorità religiose" studiano, analizzano, danno pareri autorevoli, ma mai interpretano o legiferano. Tra questi vi è la figura del MULLAH, ovvero un esperto in questioni teologiche (l'ormai famosissimo 'Omar è uno di loro); ci sono poi gli 'ULEMA: i dotti musulmani in materia giuridica e religiosa, degli "scienziati del diritto".
L'IMAM [si legge Imàm], poi, è letteralmente "colui che precede": è la persona che guida la preghiera stando davanti al gruppo che si genuflette. È qui implicito il concetto di autorità, ed il termine è giunto a designare il capo della comunità dei credenti. Attenzione: la connotazione del termine non è puramente politica. Inutile paragonare l'Imam ad un solo capo di stato o di governo. Una di queste categorie di dotti ed esperti di diritto e teologia, quella dei MUFTI, emana le famose FATWA; la Fatwa è l'opinione autorevole di un esperto di diritto su una qualsiasi questione giuridica. Non è affatto, quindi, "la condanna a morte musulmana", come viene brevemente definita normalmente. Salman Rushdie, scrittore indiano, fu condannato a morte nel 1989 in seguito ad una Fatwa dell' Imam Khomeini, per aver scritto "I Versetti Satanici", opera considerata eretica. Questa Fatwa, la più citata tra le recenti, ha fatto forse assimilare i due concetti Fatwa/pena capitale. Eppure una fatwa può essere chiesta da un fedele ad un giurista anche per un dubbio riguardante una questione alimentare. Uno dei concetti dell' Islam più discussi in questi giorni è quello di JIHAD: il significato letterale è "sforzo" : lo sforzo di proibire il male e promuovere il bene sulla via di Dio. Ciò non significa affatto solamente guerra Santa fatta con le armi. Infatti anche compiere una buona azione quotidiana è considerata opera di Jihad. L' Islam sunnita, quello più diffuso, prevede regole precise per il Jihad: proibita l'uccisione di donne, bimbi, vecchi, inermi, monaci; vietata la distruzione dei possessi del nemico e la rovina delle loro case. In via teorica, il Jihad è solo difensivo. Le interpretazioni, però , sono molte e dibattute: a voi il giudizio su cosa sia stato l'attacco alle torri gemelle, definito da molti "l 'inizio del Jihad anti americano", su cosa sia il Jihad per Bin Laden, e se questo sia ,davvero, Jihad.
Bin Laden è protetto (in Afghanistan, si dice), dai TALIBAN [ il termine deriva da Talib, "studente" e si legge Talibàn]. Sono degli studenti di diritto islamico nelle MADRASAT [o correntemente "madrase"], ovvero le scuole coraniche, dove si studia per diventare esperti conoscitori della Shari'a. I Taliban auspicano il ritorno ad un Islam "puro", originario. Su cosa si intenda con queste due parole, il dibattito è aperto, e le varie correnti, moderate o più radicali, sono numerosissime in seno all'Islam. L'interpretazione data dai Talebani non è di certo l'unica. Certo, nonostante le sobrie apparenze, i Talebani, (e come loro altri gruppi radicalisti), hanno alla base ideologie solide, manifestate in molti testi critici, filosofici, politici, e sociologici da vari autori e in varie epoche. A partire dagli anni '30, quando il manifesto dei Fratelli Musulmani in Egitto è stato reso noto, i testi teorici del radicalismo si sono susseguiti con velocità, ottenendo consensi in moltissimi paesi. Ci sono certo testi dal carattere perentorio e dallo stile istintivo, ma molti di essi sono delle analisi molto critiche della società, della religione islamica e del modo di vita occidentale. Altri partono da basi filosofiche o teologiche molto antiche.
Sarebbe il caso di conoscere un po' meglio le cause filosofiche, politiche, sociali, teologiche e di immaginario che hanno portato alla situazione culminata con gli attentati dell'11 settembre? Io non me la sento di additare solo "l'Occidente imperialista e capitalista", e la fatidica "globalizzazione" come responsabili della strage. Purtroppo, però questa sembra essere l'opinione dietro la quale si schiera una parte dell'opinione pubblica italiana e non solo, che molte volte abbiamo visto pacifica, altre invece, esultante per gli attentati. Non mi sento nemmeno insicura per un terribile e generale "pericolo islamico", che da un giorno all'altro ci fa diffidare di chiunque, se sorpreso con una piantina della città in tasca.
Sarebbe auspicabile che qualcuno iniziasse ad applicare IJTIHAD su certe questioni. Ijtihad significa "sforzo interpretativo individuale": quello che i primi musulmani usavano per erigere l'edificio giuridico partendo dai testi sacri. Guarda caso, questa parola araba deriva dalla stessa radice di JIHAD.
FRA RITA E I MIEI OCCJI
(poesia per una ragazza ebrea)
Fra Rita e I miei occhi si leva un fucile.
Quelli che conoscono Rita,
s`inchinano e pregano I suoi occhi di miele divino.
Ho baciato Rita bambina,
lei si è stretta a me, lo ricordo…
I suoi capelli mi coprivano il braccio.
Ricordo Rita
come l`uccello ricorda la sua fontana.
Oh, Rita!
Un milione di immagini
un milione di uccelli
un milione di appuntamenti
sono stati assassinati da un fucile.
Il nome di Rita, festa per le mie labbra.
Il corpo di Rita, nozze per il mio sangue.
Per due anni, mi sono perduto in lei.
Per due anni lei si e` distesa sul mio braccio,
uniti nel fuoco delle nostre labbra,
siamo resuscitati per due volte.
Oh, Rita!
Chi avrebbe potuto sciogliere i nostri sguardi,
prima che si levasse un fucile?
Oh, notte di silenzio!
C`era una volta…
Una luna è calata all`alba…
Lontano, in occhi di miele
E la città ha cancellato Rita e le canzoni…
Fra Rita e I miei occhi, si leva un fucile.
(mahmud darwish)
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...ho conosciuto un piccolo C. in occasione di un capitombolo fortunatamente non grave, col quale me lo sono trovato ai piedi all’inizio della nuova - e ancora “costruenda” - pista ciclabile di viale della Resistenza. Il manubrio lasco della sua biciclettina a scatto fisso non ha retto la corsa allegra ed ecitata - tipica di un bimbo di circa 7 anni quale è - nella quale era impegnato: si è staccato - e lui è caduto. Nulla di grave, a parte un po’ di paura ed una botticina al ginocchio. Ma perché il piccolo C. correva in quel modo e in quel luogo, da solo, sotto la pioggerellina autunnale, alle tre del pomeriggio, imbaccuccato come solo le suore dell’asilo sanno imbaccuccarti, con una biciclettina non revisionata? Per andare dal “tabachino”, per la precisione “quello al semaforo” (più comunemente noto come “ea Bruna”). Una commissione, quindi, richiestagli dalla mamma - che ovviamente se ne stava a casa (anzi: stranamente, dato che - informatomi - vengo a sapere che non di rado è lo stesso piccolo C. a rimanere a casa assieme ai due fratellini più piccoli). Subito lo soccorro, gli chiedo se si è fatto male, gli dico che prima di usare la bicicletta bisogna controllare che non sia rotta (ricordandomi i rimproveri di mio padre riguardo la mia vecchia macchina...), gli ri-infilo il manubrio e, nonostante lui voglia proseguire la sua corsa, lo convinco a farsi riaccompagnare a casa “così diciamo alla mamma che la bici è rotta”. Perché se fosse stato per lui - povero innocente - avrebbe proseguito dritto per la sua strada: avrebbe atraversato il passaggio a livello (bene!), poi via stazione (bene!), saettando entusiastico sullo stretto marciapiede (bene!), e arrivato in piazza avrebbe attraversato via Roma (bene!). Il tutto andata e ritorno (benissimo!). La scorsa primavera ho conosciuto un altro piccolo C., di circa 10 anni, il quale mi si è presentato sulla soglia di casa (all’epoca provavo invano a fare l’assicuratore porta-a-porta) con una sorellina poco più che neonata in braccio, recitando in maniera molto matura che la madre era a lavoro, e lui era a casa da solo con la piccola. Ora, non per farmi i cazzi vostri, signori genitori dei troppi piccoli C. che sono cresciuti, crescono e cresceranno a Quarto e fuori Quarto, ma non vi sembra di esagerare con le concessioni di indipendenza? Volevo dirvi solo questo...
SIVIO E' MATT
Quand che parlèva,
e’ parlèva ad scatt,
tott un brandèll da in chèva fina i pi,
se brètt cun la visira arvolta indri,
che l’era avstéid da chéursa
Sivio e’ matt.
(tonino guerra - da “I scarabocc”, 1946)
[Silvio il matto. Quando parlava / parlava a scatti, / tutto un brandello / dalla testa ai piedi... / il suo berretto col frontino all’indietro... / perché era vestito da corsa / Silvio il matto]
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...a due mesi dalla partenza dei corsi di musica, organizzati dall'Associazione Culturale "Diapason&Naima" e quest'anno notevolmente rinnovati nella loro impostazione, il primo bilancio è ottimo, con un considerevole aumento di iscrizioni e di persone interessate. Siamo infatti molto soddisfatto nel riscontrare che le persone frequentanti i corsi sono, in questo primo trimestre, più di cinquantìa, contando bambini, adolescenti, adulti e pensionati. Merito di questo va alla presenza ed alle capacità di insegnanti che, continuando sulla scia degli anni precedenti, si son dimostrati attenti e sensibili alle esigenze ed agli interessi di ogni singolo frequentante. Le lezioni, individuali e con cadenza settimanale, permettono poi ad ognuno di concordare e stabilire con l'insegnante quali sono i suoi obiettivi e le sue finalità, personalizzando programmi e tipologia di studio in base alle proprie necessità. Attualmente i corsi attivi sono i seguenti: armonia-composizione&arrangiamento musicale, basso, batteria&percussioni afro-cubane, canto lirico&moderno, chitarra classica&moderna, elementi di teoria&solfeggio, musica d'assieme, pianoforte, sax&clarinetto, tastiera, violino. Le iscrizioni sono aperte tutto l'anno. Per informazioni passare nello stabile dietro il municipio (ex ambulatorio) il lunedì o martedì dalle 15 alle 20.
ESISTERE PSICHICAMENTE
- Marley remix -
(poesia di Andrea Zanzotto remixata con versi di Bob Marley da Roberto Cesaro)
da questa artificiosa terra-carne
dolce tesoro non spargere lacrime,
da questa bava di vicende
donna non piangere.
da questo lungo attimo,
perché nessuno fermerà il tempo.
da tutto questo che non fu primavera non luglio non autunno:
tocca a noi finire il libro.
da tutto questo che non è nulla,
perché l'unica cosa che ho mai avuto sono canzoni di redenzione...
tale la verità geme a sè stessa.
perché ogni piccola cosa andrà a posto.
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...sono stato a teatro sabato sera, e ho riflettuto su due cose. L’una di ragione socio-linguistica, l’altra di ragione socio-politica. Si rappresentava una commedia, la quarta ed ultima della rassegna Quarto Teatro organizzata - si dice - dalla Biblioteca di Quarto d’Altino. Il titolo: I rusteghi, capolavoro indiscusso della produzione comica di Carlo Goldoni. Personalmente ho apprezzato molto di più il testo rispetto all’interpretazione, mentre ho notato che intorno a me la gente - come sempre accorsa numerosa - si godeva ilare le baruffe (sta volta non chiozzotte...) tra i mariti “rusteghi, orsi, tangari” e le mogli - diremmo - rivoluzionarie messe in scena. E ho capito una cosa: gli odierni conterranei del commediografo veneziano non sanno più ridere dei caratteri magistralmente da lui messi in scena, ma vengono stimolati - oltre, ovviamente, che dai comportamenti vistosamente eccessivi e grotteschi dei personaggi/attori - dal frequente ricorrere di termini dialettali ormai caduti in disuso, e che ri-suonano alle loro orecchie come antichi e “grezzi”, e perciò comici; termini che invece risultavano del tutto normali agli spettatori dell’epoca, quindi per nulla comici. Forse che Goldoni, medico guaritore della piaga dilagante della Commedia dell’Arte - esasperazione grottesca di gesti, linguaggi e dialetti - debba oggi pagare l’ingiusto prezzo di una lettura popolare da “spettacolo dell’arte”? Questa la riflessione socio-linguistica. Poi quella socio-politica, che altro non è che un consiglio (in parte preceduto da una notizia di progetto edile in fase di realizzazione che aleggia nell’aria). Dato che il teatro, a Quarto, attira ogni anno un numero considerevole di spettatori (più di 200 ieri sera...), non sarebbe giunto il momento di dare a questi poveri cristi un luogo ideale per godersi in santa pace la loro commedia annuale, senza sconvolgere ogni volta i programmi e l’assetto del nuovo patronato oppure addobbare in maniera ridicola un palazzetto dello sport neanche tanto a norma? Lo ammetto: se non sono riuscito ad apprezzare la commedia di sabato sera, in parte la causa va attribuita all contesto “architettonico” in cui si inserivano palco e platea. Scenografie immerse in un’arcata vuota, sedie scomode - qualcuna è anche rotta eppure continua a girare da una manifestazione e l’altra -, e complanari (insomma: hai sempre la testa di qualcuno davanti), ambiente freddo e... e 10 mila lire - euro 6 circa - da pagare. Camponogara. 11.000 anime circa. Tre anni fa è stato inaugurato il Teatro Dario Fo: modesto coi suoi 279 posti, ma perfetto: un gioiellino. Ospita ogni anno, tra ottobre e novembre, una rassegna di teatro amatoriale e poi, tra dicebre e marzo, la tradizionale stagione di prosa. Altri se ne potrebbero citare, con programmi che non hanno poi molto da far invidia a quelli di Quarto... (Eppur si muovono...).
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... era ora, finalmente, che 'sto cadavere venisse inumato. Già satura del suo immondo fetore, l'aria risultava praticamente irrespirabile. Persino le mosche avevano cominciato ad andarsene, atterrite da un tale ripugnante e avvilente spettacolo. Non era avanzato nemmeno un minimo rimasuglio di polpa che ancora valesse la pena di essere rosicchiato, un solo brandello di pelle da staccare. Sangue poi, figurarsi! Non ne aveva avuto molto neanche in vita. Quella sua penosa, breve esistenza. Un anno e mezzo, più o meno, trascinandosi tra stenti e vegetando soprattutto grazie a (a causa di) un indecente accanimento terapeutico. Ma tutte le cose belle (e anche quelle brutte, per fortuna) giungono prima o poi al termine. Il perché non sia sopravvissuto, a onor di cronaca, brevemente qui illustriamo: è crepato di tristezza. Nessuno, in poche parole, gli ha mai rivolto una parola, dato una mano, suggerito un'idea o, tanto meno, l' ha stimolato con qualche attacco. Purtroppo il suo organismo, che per natura abbisognava di tali risorse, non ha retto. Si può anche concedere che gli argomenti dibattuti non fossero sempre all'avanguardia. Ma il poveretto usciva di rado (quattro volte all'anno, pensate!), e s'era proposto il poco titanico intento di non varcare gli asfittici confini comunali. Vero è anche, avete ragione anche qui, che avrebbe potuto, di tanto in tanto, stuzzicare l'attenzione generale con proposte di maggior spessore, come un calendario di donne nude o un gadget, qualche digressione su come elaborare il motorino, sfuggire all'autovelox, fabbricarsi l'ecstasy in casa, falsificare l'Euro, fare tredici, o altre cose utili… Utili, appunto, non tediose e superflue come tutte quelle proposte di lettura-ascolto-recensioni-riflessioni-glico(ana)lisi-ecc. A ben vedere è stato scampato un bel rischio. Il malsano principio di dar voce alle idee di chiunque, infatti, avrebbe potuto comportargli problemi non indifferenti. Ma tutte le preoccupazioni a questo riguardo si sono rivelate essere solamente elucubrazioni infondate. Come già detto, non v'è stata reazione alcuna. Ha provocato, a volte. Altre ha semplicemente informato e richiesto pareri. In qualche occasione, s'è addirittura reso reo di alcune imprecisioni che avrebbero potuto con facilità attirare numerose critiche. Tuttavia il silenzio è stato sconsolante. Invincibile è parsa l'inerzia della massa. Cosa sarà stato? Che sia colpa di quel nome così imbarazzante che gli hanno appioppato - abdul.... alsub... checc...?
"Cosa?… AL SUQ?!? E che è, arabo?"
"Sì?!"
"Ah ah ah…"
"Mercato: vuol dire mercato, in arabo!"
"...Ciò fioi, sìo ffora? Dovevi ciamarlo in inglese… tipo SHOPPING CENTRE…".
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...stiamo camminando sulla riva del fiume Sile e vediamo un vecchio cartello con disegnati degli uccelli del posto; ci viene in mente quel giorno di sole in cui facemmo una gita con i nostri compagni dell’asilo. Quel giorno passammo davanti a quel cartello e ci fermammo, perché la guida ci spiegava come si chiamavano gli uccelli disegnati. Ci fa tornare al presente un picchio che sta battendo forte su un albero...
...è giovedì 8 novembre... saliti in barcone ci sediamo... i colori delle piante sono giallo, marron e verde marcio; l’acqua è verdastra, sembra un po’ il colore della menta...
...ci fermiamo a Casier e scendiamo. Dopo una lunga camminata, giriamo e vediamo uno spettacolo sorprendente: un burcio mezzo affondato, ed ha un alberello cresciuto sul legno ormai marcio. I burci sono barche molto vecchie che venivano trainate dagli uomini o dai cavalli lungo la restera, ed erano delle imbarcazioni che trasportavano tante merci. Proseguendo vediamo altri burci: uno di essi è diviso a metà sulla prua; l’altra parte è più avanti...
Sol Sil el Silis sbrissa
co un sberlotar de onde drio a restera.
A zente varda e passa, sensa pressa:
i va a magnar el pesse de Venessia...
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No me ne rendo conto,
ma un spiker sconto frise da un megafono:
"Qua vive i est-teroni, simosa del nordest,
che ara ancora i campi intorno a i capanoni".
(mirko visentin)
[simosa = cimosa, ossia la parte terminale di una pezza di stoffa, che al momento della vendita viene scartata...]
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...vabbene, ora tocca a me - non scappo. Mi sono stancato: tutto qui. Ma sarà poi vero? Certo: stanchezza ce n’è, e pure molta; ma per più motivi. Ricordo quella che colse i trainatori dell’originario progetto “editoriale” giovanile di Quarto: Spazio ai giovani. Lo ricordo come un bel periodo (nasceva nel maggio del ’95): l’università per alcuni, per altri ancora le superiori, la voglia di cambiare - se non il mondo - il paese in cui vivevamo. Ricordo gli artcioli/editoriale acidi di Marco (che gli procurarono anche qualche problema con la ex-ex amministrazione), che cominciavano sempre con “Nella società consumistica in cui viviamo...” - o giù di lì - che ancora oggi ci fanno sorrridere. Forse sembravamo più incazzati di quanto in realtà non fossimo; fatto sta che un po’ di paura, tutto sommato, la facevamo. Poi è finito tutto. Da un lato il sopravanzare di altri impegni (specie lavorativi), dall’altro lo sfiancamento per un paese che non si decideva a rispondere (se non con le moralistiche e noiose repliche dei politici, uniche persone che sembravano essere attente a quanto dicevamo: sì, ma solo per opportunismo...) e per una politica ambigua e scarsamente attenta/preparata/interessata alla cultura e al mondo giovanile (quello reale, non quello disegnato dal fallitissimo e dispendiosissimo Progetto Auriga). Dopo un po’ ci ho riprovato, prima chiedendo e ottenendo i famigerati spazi di libertà (la sala prove, i concerti rock e jazz) poi fondando al suq. Ma l’atmosfera non poteva più essere la stessa: avevo e avevamo capito che la strada del compromesso era la più costruttiva per i risultati immediati - ma, forse, solo per quelli. E’ venuta a mancare la tensione di un tempo, soffocata da un eccesso di diplomazia. Tuttavia, alla fine, si è ripetuto lo stesso processo di allora - o almeno per me. Ho resistito per quasi quattro anni (tra al suq ed il resto): poco, dirà qualcuno; ma onestamente non me la sento di ammirare quelli che da decenni ingurgitano bocconi amari senza cavarne un ragno dal buco. Piuttosto ammiro Gandhi - non so se mi sono spiegato. Eppure fare un giornale è bello. Sì, proprio bello - ma altrove...
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RUBRICA.CONSIGLI D(')AL SUQ
...Rossana Campo è una scrittrice nata a Genova nel 1963 da famiglia napoletana, ha scritto sei romanzi (tutti editi da Feltrinelli) e quello che preferisco è il penultimo che si intitola Mentre la mia bella dorme (1999). C'è una cronista di nera, a Parigi, che è appena stata mollata, è incinta e incazzata, ama la boxe e come Muhammad Alì vuole "far cadere sul culo il mondo intero". Conosce una giovane bella e ricca pop star ma qui succede un patatrac e non ha nessun senso che vi racconti il resto perché il romanzo diventa un giallo e se vi dico io cosa succede va a finire che non vi viene neanche più voglia di comprarlo e quindi questo articolo fallisce il suo scopo. Vi dico invece che i romanzi di R.C. sono caratterizzati da una scrittura veloce e leggera, le pagine sono ariose e i capitoli brevi. E' una scrittura che mima e ricrea la lingua parlata e straripa di dialoghi. Dialoghi soprattutto di donne che parlano spesso e volentieri di uomini e di sesso e che si innamorano continuamente pur non rinunciando a chiamare i loro compagni con l'affettuoso appellativo di "infami". Questa attitudine alla drammatizzazione ha portato R.C. a scrivere anche il radiodramma Il matrimonio di Maria trasmesso da Radio 3 nel gennaio 97 ed edito da Feltrinelli nel 1998. Nel 1999 invece la regista Anna Negri ha tratto dal suo primo romanzo In principio erano le mutande (1992) un film omonimo che non rispetta fedelmente la trama originaria ma ne resituisce con una certa efficacia il clima emotivo. Infine non posso non ricordare l'ultimo romanzo di R.C. uscito pochi mesi fa con il titolo Sono pazza di te che affronta il fondamentale tema del rapporto della protagonista con il padre, solo accennato nei romanzi precedenti. "Quello che cerco di fare scrivendo è dare il massimo di forza e energia alle parole e alle frasi, quello che cerco di raggiungere è di trasmettere a chi legge il più possibile vitalità e energia. Per fare questo ho sempre cercato di togliere tutto quello che mi sembra possa suonare fasullo, stucchevole, melenso, letterario e imbaslamato. E' per via di questo pallino che gran parte del mio lavoro consiste nel tentativo di trasferire sulla pagina scritta la forza della lingua parlata." (da Scrivere è una cosa da impazzire, in La Bestia n°1, Costa e Nolan, 1997). Per tutte queste ragioni vi consiglio di leggerla. (Potete trovare altre info su R.C. e molti altri interessanti scrittori nel sito www.raisatzoom.it).
Luna crescente (sacrarmonia): È finalmente uscito il nuovo CD di Antonella Ruggiero ed è incredibilmente bello. Si tratta di un lavoro completamente acustico a cavallo tra pop, musica classica e di ispirazione religiosa in cui Antonella canta accompagnata dal quartetto d'archi Arkè e dal percussionista Ivan Ciccarelli. Il contenuto del CD è molto vario: si va da classici conosciutissimi come l'Ave Maria di Gounod o l'Aria sulla IV corda di Bach a brani ricercati come il cinque-seicentesco Flow my tears del compositore irlandese J. Dowland; ci sono brani di compositori italiani contemporanei come Lo frate sole di A. Rossi e brani di contatto e fusione tra diverse culture come il Kyrie, tratto dalla Missa Luba di G. Haazen. Inoltre due brani riarrangiati tratti da Libera, il primo lavoro da solista di Antonella e la commovente canzone inedita Occhi di bambino con testo della stessa Ruggiero. Filo conduttore dell'intero lavoro è la tensione spirituale che la meravigiosa voce di Antonella esprime viaggiando su arrangiamenti sobri che creano un atmosfera di magica sacralità.
...Milan Kundera, scrittore nato in Boemia, attualmente residente in Francia, ha raggiunto una discreta notorietà con l’ultimo suo romanzo “L’Ignoranza” (Adelphi, 2000), quando in realtà sono molti i libri che ha già pubblicato. Tra questi vorrei qui parlarvi di “La vita è altrove” (Adelphi, 1969), meno accessibile dell’ultimo, ma non poi così “ermetico”; la sua profondità è data dallo spiegamento caleidoscopico di sentimenti ed emozioni, senza alcuna banalità leziosa. Protagonista del romanzo, anche se non in modo assoluto, è il poeta Jaromil; sua è infatti la vita lirica che il lettore vede realizzarsi tra le pagine, una vita di pensieri, di sogni, di immaginazioni che sembra potersi esaurire nel comodo micro-cosmo che Jaromi si è creato assieme alla madre. Ma l’animo del poeta è troppo grande per essere contenuto, arriva dunque la necessità di uscire, di amare, di crescere immergendosi in quel mondo esterno dell’azione, vissuto fino a quel momento attraverso la trasfigurazione di se stesso, Xavier. Quello che trova è però un mondo disincantato, affermato, dove gli adulti sanno bene “che l’assoluto è solo un inganno, che niente è grande o eterno”, ma Jaromai non è in grado di adattarsi a questa realtà, non è pronto a scendere nel campo della relatività in cui si sente perso come “una gocia in un mare di alterità”. Come ogni giovane è un monista appassionato, messaggero dell’assoluto, vuole il tutto o il niente, per quanto ridicolo appaia ciò agli occhi dei grandi, non scende a compromessi, convinto che essendo poeta non deve dimostrare nulla, l’unica prova è “l’intensità della sua emozione”. Il Rifiuto lo ricondurrà, attraverso un percorso circolare, all’universo protettivo iniziale, di nuovo congiunto al corpo della madre, quasi non fosse mai nato, né avesse mai vissuto. Se avete voglia di riguardare il mondo che vivete in modo incantato, lasciando per un attimo da parte il disincanto quotidiano, leggete questo libro.
La mia mente è paralizzata
il mio è uno stato di ipnosi
quasi irreversibile,
forse senza inizio
ma una fine c’è...
Il mondo che mi circonda
sembra non apartenermi,
le Persone che mi parlano
sembrano mute,
le Persone a cui parlo
sembrano sorde.
L’unica cosa che veramente vedo,
che veramente sento
è il mio stato di ipnosi
quasi irreversibile,
è il tuo sorriso.
(massimiliano pepe)